Riflessioni dopo essermi opposta alla supervisione

17 Gennaio 2023

di Mi Hui, Cina

Nel 2021, ero responsabile del lavoro di irrigazione nella chiesa. In quel periodo, il nostro leader si informava spesso sui progressi del nostro lavoro per supervisionarlo e tenersi aggiornato al riguardo. Mi chiedeva inoltre se ci fossero problemi nel lavoro. All’inizio, rispondevo attivamente, ma dopo un po’ ho cominciato a spazientirmi. Pensavo: “È una tale seccatura e una gran perdita di tempo dover continuamente aggiornare il leader sui nostri progressi. Il mio rendimento lavorativo non ne risentirà? Se il mio rendimento è scarso, allora il leader non mi rimuoverà?” Alla luce di ciò, ho iniziato a oppormi alla supervisione del nostro lavoro da parte del leader.

Una volta, il leader mi ha inviato una lettera per chiedermi come procedesse il lavoro. Mi ha chiesto in quanti avevano accettato il Vangelo quel mese, quanti membri non si riunivano regolarmente e perché, quali fossero le loro nozioni religiose e come le avessimo risolte attraverso la comunione. Tutte queste domande mi hanno messa un po’ a disagio. C’erano così tanti contenuti da trattare e avrei dovuto discuterli e riepilogarli con gli addetti all’irrigazione. Questo avrebbe ritardato troppo il nostro lavoro, così provavo ostilità: “Con queste domande mi stai chiedendo tanti dettagli: quanto ritarderà il nostro lavoro? Se non produciamo risultati nell’irrigazione, dirai che non svolgo lavoro concreto e che sono un’incompetente?” Quando ho notato che anche le sorelle con cui collaboravo erano perplesse, mi sono detta: “Se anche secondo loro questo causerà un ritardo, forse possiamo dare un suggerimento insieme, e così il leader non farà più domande così dettagliate per seguire il lavoro. In questo modo, le inadeguatezze del mio lavoro non verranno smascherate più di tanto”. Così, quasi scherzando, ho detto: “Il leader deve essere davvero preoccupato per noi viste tutte le sue domande dettagliate”. Una sorella era d’accordo con me, e ha commentato: “È una specie di interrogatorio!” Appena ho sentito che quella sorella era d’accordo con me, ho risposto ridendo: “Siamo già abbastanza impegnate così. Dover rispondere a domande così dettagliate è troppo fastidioso. Non influenzerà i risultati del nostro lavoro di irrigazione?” Le altre sorelle hanno fatto un cenno di assenso. Dentro di me ho gioito: “A quanto pare, non sono l’unica a opporsi a questa cosa. Possiamo presentare insieme i nostri suggerimenti al leader, così non ci chiederà sempre aggiornamenti sul nostro lavoro”. Sotto la mia istigazione, ogni volta che il leader si informava sul nostro lavoro, le mie collaboratrici facevano una smorfia, e anche quando rispondevano si limitavano a qualche commento superficiale. Non fornivano resoconti dettagliati delle questioni e dei problemi del nostro lavoro e, di conseguenza, il leader non riusciva a capire i problemi che avevamo e il lavoro di irrigazione non progrediva.

Un’altra volta, il leader ha notato che non ci stavamo concentrando sul coltivare addetti all’irrigazione, e così ci ha inviato una lettera in cui condivideva sull’importanza di questo aspetto del lavoro e ci forniva alcuni percorsi di pratica. Ci ha inoltre fatto notare che non ci stavamo assumendo la responsabilità di quel progetto, che battevamo la fiacca ed eravamo inefficienti. Di conseguenza, i nuovi arrivati non venivano formati e questo influiva direttamente sul lavoro di irrigazione. Ci ha chiesto di iniziare a concentrarci su quel problema, formando neofiti come irrigatori. Quando ho letto la lettera, ho provato un po’ di ostilità: “Questo è pretendere troppo. Questi neofiti svolgono da poco i loro doveri, non è così facile coltivarli! Tu hai molta esperienza nel coltivare le persone, non puoi chiederci di raggiungere i tuoi standard!” Ma poi ho pensato: “Se mi lamento direttamente, non mi riterrà una lavoratrice incompetente? Questo non va bene! Devo dimostrargli che è l’intero gruppo a non essere in grado di soddisfare queste richieste, in questo modo non avrà altra scelta se non quella di cedere e io non verrò ritenuta l’unica responsabile”. Così ho aggrottato la fronte e, in tono apprensivo, ho detto: “Le richieste del leader sono un po’ eccessive. Non abbiamo la sua stessa esperienza”. Le altre sorelle hanno subito fatto un cenno di assenso con la testa. Una di loro ha detto: “Il leader ha buona levatura ed è molto efficiente nel suo lavoro, come possiamo paragonarci a lui?” Un’altra ha detto: “Il leader ci chiede troppo. Come possiamo completare questo lavoro?” Ero felicissima di vedere che eravamo tutte d’accordo. Il leader non avrebbe avuto altra scelta che cedere. Dopo tutto, non poteva destituire l’intero gruppo! Il giorno successivo, ho risposto alla lettera del leader e ho descritto i problemi che avevamo nel nostro lavoro per cercare di dargli un’idea della nostra situazione attuale. Alla fine, ho aggiunto una riga, dicendo: “Al momento, questo è il nostro massimo rendimento lavorativo. Sarebbe difficile aumentarlo”, e ho fatto in modo di rimarcare la parola “nostro” nella lettera per far capire al leader che era la nostra opinione condivisa. In questo modo, non avrebbe preteso uno standard così elevato. Tuttavia, con mia sorpresa, durante la riunione successiva, il leader mi ha trattata e smascherata, dicendo che non mi assumevo un fardello nel mio dovere, non ero motivata a migliorare, diffondevo idee negative tra i fratelli e le sorelle, formavo delle cricche e istigavo gli altri a opporsi a lui insieme a me. Ha aggiunto che battevo la fiacca nel coltivare i nuovi arrivati, intralciando il lavoro della chiesa e non prendendo parte al lavoro del gruppo. Alla fine, sono stata destituita.

Questo mi ha colmata di rabbia e senso di colpa. Sapevo di aver creato problemi, compiuto il male e offeso Dio. Non avevo cercato la verità di fronte ai problemi e avevo persino diffuso nozioni che avevano portato tutti a vivere in uno stato di negatività e passività. Avevo davvero ostacolato il lavoro della chiesa. In seguito, riflettendo, mi sono imbattuta in questo passo delle parole di Dio: “Poiché nel loro cuore gli anticristi dubitano sempre dell’essenza divina di Cristo e hanno sempre un’indole disobbediente, quando Cristo affida loro degli incarichi, loro li esaminano e li discutono sempre, chiedendo alle persone di stabilire se siano giusti o sbagliati. Questo è un problema serio, non è vero? (Sì.) Non affrontano questi incarichi dal punto di vista dell’obbedienza alla verità, ma in opposizione a Dio. Questa è l’indole degli anticristi. Quando sentono gli ordini e le disposizioni lavorative di Cristo non li accettano e non vi obbediscono, iniziando invece a discutere. E cosa discutono? Discutono se le parole e gli ordini di Cristo siano giusti o sbagliati, ed esaminano se debbano essere eseguiti o meno. Il loro atteggiamento è forse quello di voler effettivamente mettere in pratica queste cose? No: vogliono istigare altre persone a essere come loro, a non fare queste cose. E non farle è forse praticare la verità dell’obbedienza? Ovviamente no. Allora cosa stanno facendo? (Si ribellano.) Non solo si ribellano a Dio, ma cercano anche di sollevare una ribellione collettiva. Questa è la natura delle loro azioni, non è vero? Ribellione collettiva: rendere tutti uguali a loro, far sì che tutti la pensino come loro, parlino come loro e decidano come loro, opponendosi collettivamente alle decisioni e agli ordini di Cristo. Questo è il modus operandi degli anticristi. La convinzione degli anticristi è: ‘Non è un crimine se tutti lo fanno’, e così spingono gli altri a ribellarsi a Dio, pensando che, in questo modo, la casa di Dio non potrà fare loro nulla. Non è una cosa stupida? La capacità degli anticristi di osteggiare Dio è estremamente limitata, sono da soli. Per questo cercano di reclutare persone che si oppongano collettivamente a Dio, pensando in cuor loro: ‘Abbindolerò un gruppo di persone e farò in modo che pensino e agiscano come me. Insieme rifiuteremo le parole di Cristo, ostacoleremo le parole di Dio e impediremo che si realizzino. E quando qualcuno verrà a controllare il mio lavoro, dirò che tutti hanno deciso di agire in questo modo, e allora vedremo come la gestirai. Non Ti obbedirò, non lo eseguirò, e poi vedremo cosa mi farai!’ […] Queste cose che si manifestano negli anticristi non sono forse odiose? (Sono estremamente odiose.) E cosa le rende odiose? Questi anticristi vogliono prendere il potere nella casa di Dio, dove ci sono loro le parole di Cristo non vengono attuate, essi non le eseguiranno. Naturalmente, quando le persone non sono in grado di obbedire alle parole di Cristo, potrebbe trattarsi anche di un altro tipo di situazione: ci sono persone che sono di scarsa levatura, che non riescono a capire le parole di Dio quando le sentono e che non sanno metterle in pratica; anche se si insegna loro come fare, non ne sono comunque capaci. Questa è una questione diversa. L’argomento su cui stiamo condividendo ora è l’essenza degli anticristi, e non ha a che vedere con la capacità delle persone di fare qualcosa o con la loro levatura, ma con l’indole e l’essenza degli anticristi. Essi sono completamente avversi a Cristo, alle disposizioni lavorative della casa di Dio e ai principi della verità. Non mostrano obbedienza, ma solo opposizione. Questo è ciò che è un anticristo” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 10 – Parte quarta”). Dopo avere letto le parole di Dio, ho finalmente capito: quello che avevo fatto era una grave offesa. Mi ha colpito particolarmente l’esposizione di Dio in merito al fatto che gli anticristi hanno un’indole ribelle, non accettano e non sono disposti a sottomettersi alle richieste di Dio e alle disposizioni lavorative della Sua casa, sono colmi di ostilità e di protesta e addirittura istigano gli altri a opporsi al loro fianco. Ripensando all’accaduto, anch’io avevo manifestato quel tipo di comportamento. Quando il leader voleva esaminare in dettaglio i progressi del nostro lavoro, mi sono infastidita e temevo che mi avrebbe ritardata nel mio dovere e avrebbe influenzato il mio rendimento lavorativo, quindi non riuscivo ad accettarlo, e ho diffuso pregiudizi sul leader e reclutato le altre sorelle perché si ribellassero a lui al mio fianco. Quando il leader ci ha fatto notare che i nostri progressi erano troppo lenti e i risultati scarsi e ci ha spiegato come aumentare l’efficienza del nostro lavoro, sono stata ostile, ho controbattuto e non mi sono sottomessa. Pensavo che il leader ci stesse imponendo standard troppo elevati e che non capisse i nostri problemi reali. Quando ha condiviso con noi su come migliorare la nostra efficienza, non ho ascoltato. Per far sì che il leader cedesse e abbassasse i suoi standard, e per assicurarmi che sapesse che gli scarsi risultati del nostro lavoro non dipendevano solo da me, ho diffuso tra le altre sorelle l’idea che le richieste del leader fossero eccessive, le ho indotte a credere che il leader pretendesse troppo da noi e le ho istigate a opporglisi insieme a me per non essere ritenuta l’unica responsabile. Ero davvero subdola e parlavo con motivazioni nascoste e malizia satanica. Non sapevo pensare ad altro che a come usare le altre persone per raggiungere i miei scopi. Il leader si informava sui dettagli del nostro lavoro per rilevare e correggere tempestivamente i problemi che avevamo, per aiutarci ad aumentare la nostra efficienza lavorativa e a formare i nuovi arrivati nel loro dovere il prima possibile. Stava solo lavorando secondo le richieste di Dio e le disposizioni della chiesa, ma io non mi sono sottomessa e ho opposto resistenza. Non si trattava di non essere d’accordo con il mio leader, ma di ostilità nei confronti del lavoro della chiesa e delle richieste di Dio. Agivo in completa opposizione a Dio. Ho ingannato e istigato le altre sorelle a schierarsi dalla mia parte, avessimo le stesse idee e la stessa versione contro le disposizioni della chiesa. Avevo manifestato un’indole da anticristo e stavo fungendo da lacchè di Satana. Parlavo in modo negativo per ingannare i fratelli e le sorelle, portandoli a perdere la voglia di migliorare, ad accontentarsi del loro livello attuale e a svolgere il lavoro in modo approssimativo. Di conseguenza, il lavoro di irrigazione non produceva mai risultati. Quell’ostacolo e quel disturbo alla formazione dei nuovi arrivati erano un’azione malvagia! Rendermene conto mi ha un po’ spaventata. Se avessi continuato così, avrei compiuto ancora più male e alla fine sarei diventata un anticristo e sarei stata smascherata e scacciata. Che la chiesa mi avesse destituita era un segno della giustizia e della protezione di Dio. Ho pregato davanti a Dio: “Amato Dio, la mia destituzione è stata un segno della Tua giustizia. Attraverso lo smascheramento e il giudizio delle Tue parole, sono arrivata a riconoscere la mia indole da anticristo. Attraverso quella destituzione, mi stavi proteggendo e salvando, e Te ne rendo grazie!”

In seguito, ho trovato altri due passi delle parole di Dio che rivelavano questo tipo di indole corrotta: “Gli anticristi spesso diffondono teorie per ingannare le persone. Qualunque lavoro stiano svolgendo, gli anticristi devono sempre avere l’ultima parola. Contravvengono completamente ai principi della verità. Quindi, a giudicare da ciò che si manifesta in loro, qual è l’indole degli anticristi? Amano le cose positive? Amano la verità? Hanno una vera obbedienza a Dio? (No.) La loro essenza è di disgusto e odio nei confronti della verità. Per di più, sono così arroganti da aver perso ogni ragionevolezza e non hanno nemmeno un minimo di coscienza e di senno; non sono degni di essere definiti persone. Tutto ciò che si può dire è che appartengono alla stessa specie di Satana: sono demoni. Tutti coloro che non accettano la verità sono demoni, non c’è dubbio” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 10 – Parte quarta”). “In cuor loro, che atteggiamento hanno gli anticristi nei confronti della pratica della verità e dell’obbedienza a Cristo? In un’unica parola: opposizione. Non fanno che opporsi. E questa opposizione quale indole racchiude? Da cosa deriva? È generata dalla disobbedienza. In termini di indole, si tratta di disgusto nei confronti della verità, di disobbedienza nei loro cuori, di non voler obbedire. E allora cosa pensano gli anticristi, in cuor loro, quando la casa di Dio chiede che i leader e i lavoratori imparino a lavorare insieme in armonia invece che sia una sola persona a decidere tutto, e che imparino a discutere? ‘È troppo difficile discutere di tutto con le persone! Posso prendere io le decisioni su queste cose. Lavorare con gli altri, discutere con loro, agire secondo i principi: tutto ciò è stupido e imbarazzante!’ Gli anticristi pensano di capire la verità, di avere tutto chiaro, di possedere la loro comprensione e i loro modi di agire, e quindi non sono capaci di lavorare con gli altri, non discutono nulla con gli altri, fanno tutto a modo loro e non ascoltano nessuno! Anche se a parole si dichiarano disposti a obbedire e a lavorare con gli altri, per quanto le loro risposte possano apparire esteriormente buone, per quanto siano belle le loro parole, gli anticristi non sono in grado di cambiare il loro stato ribelle, non riescono a trasformare la loro indole satanica. Interiormente, in ogni caso, sono ferocemente ribelli; fino a che punto? Se spiegato con il linguaggio della conoscenza, si tratta di un fenomeno che si verifica quando si mettono insieme due cose di natura diversa: il rigetto, che possiamo interpretare come ‘resistenza’. È proprio questa l’indole degli anticristi: l’opposizione al Supremo. A loro piace opporsi al Supremo e non obbediscono a nessuno” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 10 – Parte quarta”). Dio dice che gli anticristi hanno una natura e una sostanza di odio per la verità e opposizione a Dio. Mi sono resa conto di avere proprio la stessa indole di un anticristo. Ero risentita e ostile alla supervisione del leader, pensando che avrebbe ritardato il mio lavoro e che ci chiedesse troppo pretendendo che aumentassimo il nostro rendimento, così non mi sottomettevo e continuavo a controbattere e protestare. In realtà, avrei dovuto accettare di buon grado che il leader ci facesse notare i problemi del nostro lavoro e riflettere doverosamente sul motivo per cui non ottenevamo risultati: se fosse perché prendevamo il dovere troppo alla leggera o perché mancassimo di intuito e fossimo incapaci di usare la verità per risolvere i problemi di fratelli e sorelle. Dopo aver individuato il problema, avrei dovuto subito correggerlo e migliorare. Ma non ho accettato la verità e non ho affatto riflettuto, né provavo rimorsi o sensi di colpa per non aver svolto bene il mio dovere. Per evitare di essere rimossa, ho fatto di tutto per spingere le altre sorelle a opporsi al leader insieme a me. Che il leader seguisse e supervisionasse il lavoro era un bene e una richiesta di Dio, ma io mi opponevo e protestavo. Esteriormente, mi scontravo con il leader, ma in essenza provavo disgusto per la verità e odiavo le cose positive. Avevo intralciato e disturbato il lavoro della chiesa. Vedendo quanto ero disgustata dalla verità e persino ribelle a Dio, ero inorridita dalla mia indole satanica. Ho ripensato a certi anticristi che erano stati espulsi dalla chiesa. Quando gli altri li criticavano, assistevano, punivano e trattavano, non accettavano mai la verità né riflettevano su se stessi. Se qualcuno supervisionava il loro lavoro o dava suggerimenti, si vergognavano tanto da arrabbiarsi e lo consideravano un nemico. Protestavano e si opponevano testardamente fino alla fine. Non si pentivano neanche quando commettevano delle malefatte che causavano gravi danni al lavoro della chiesa, e alla fine sono stati espulsi dalla chiesa. Tutto ciò era dovuto alla loro indole da anticristo di disgusto e odio per la verità. E io non manifestavo forse la stessa indole degli anticristi? Se non mi fossi pentita, alla fine sarei stata smascherata e scacciata.

In seguito, ho anche riflettuto sul perché avessi istigato le altre a opporsi al leader. Qual era la causa principale di tutto questo? Ricercando, mi sono imbattuta in questo passo delle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Finché le persone non hanno sperimentato l’opera di Dio e compreso la verità, è la natura di Satana che prende il sopravvento e domina dentro di loro. Quali elementi specifici fanno parte di quella natura? Ad esempio, perché sei egoista? Perché proteggi la tua posizione? Perché hai emozioni così forti? Perché trai piacere da cose inique? Perché ti piacciono quei mali? Su cosa si basa il tuo debole per simili cose? Da dove vengono tali cose? Perché sei così felice di accettarle? Ormai siete arrivati tutti a comprendere che la ragione principale dietro a tutte queste cose è che il veleno di Satana è nell’uomo. Dunque cos’è il veleno di Satana? Come lo si può esprimere? Per esempio, se chiedi ‘Come si dovrebbe vivere? Per cosa si dovrebbe vivere?’, le persone risponderanno: ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’. Questa singola frase esprime la radice vera e propria del problema. La filosofia e la logica di Satana sono diventate la vita delle persone. Qualsiasi cosa perseguano, lo fanno per se stesse, e dunque vivono solo per se stesse. ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’ – questa è la filosofia di vita dell’uomo, e rappresenta anche la natura umana. Queste parole sono già diventate la natura dell’umanità corrotta, il vero ritratto della natura satanica dell’umanità corrotta, e questa natura satanica è già diventata la base dell’esistenza dell’umanità corrotta; per diverse migliaia di anni, l’umanità corrotta ha vissuto in base a questo veleno di Satana, fino ai giorni nostri. Satana agisce solamente per la propria bramosia, le proprie ambizioni e i propri scopi; vuole superare Dio, liberarsi da Dio e assumere il controllo di tutte le cose create da Dio. Oggi, tale è la misura in cui le persone sono state corrotte da Satana: tutti posseggono una natura satanica, tutti cercano di negare Dio e di opporGlisi, vogliono controllare il proprio destino e cercano di opporsi alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio; le loro ambizioni e i loro desideri sono esattamente gli stessi di Satana. Pertanto, la natura dell’uomo è la natura di Satana” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Come percorrere il cammino di Pietro”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito che la mia capacità di commettere un atto tanto ostile a Dio non era una semplice manifestazione della mia indole corrotta, ma piuttosto conseguenza della mia natura e indole satanica, per la quale ero in grado di oppormi a Dio in ogni momento. Ho visto quanto in profondità Satana mi aveva corrotta. Vivevo secondo la filosofia satanica dell’ “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino” ed ero diventata incredibilmente egoista e ingannevole. Tutto ciò che facevo e dicevo era per proteggere me stessa e difendere i miei interessi. Quando durante la supervisione il leader ha rilevato dei problemi nel mio lavoro, temendo che mi avrebbe giudicata un’incompetente e mi avrebbe destituita, ho tramato e complottato, seminando malcontento nei suoi confronti e reclutando e istigando le altre a schierarsi con me in un’opposizione collettiva, a protestare contro la supervisione del leader e fargli capire che non ero l’unica a lavorare in modo inefficiente, ma che si trattava di un problema condiviso da tutte. Per mantenere il mio prestigio, ho escogitato un piano elaborato per contestare il leader e proteggermi. Questo ha causato gravi danni al lavoro della chiesa. Più ci riflettevo, più vedevo quanto ero stata egoista, spregevole e spudorata. Se ero capace di un atto tanto viscido, evidentemente ero del tutto priva di umanità! In preda al rimorso, ho pregato Dio: “Amato Dio! Ho compiuto il male e ho disturbato il lavoro della chiesa. Sono pronta a pentirmi completamente, ad accettare la supervisione e la guida del leader, e a compiere seriamente il mio dovere di essere creato”.

Dopo di che, ho letto due passi delle parole di Dio che mi hanno mostrato il giusto atteggiamento da assumere verso la supervisione e la guida dei leader. Dio Onnipotente dice: “Sebbene oggi molte persone compiano un dovere, sono poche quelle che perseguono la verità. Raramente le persone perseguono la verità ed entrano nella realtà della verità mentre compiono il loro dovere; la maggior parte di loro agisce ancora in una maniera priva di principi, non sono ancora persone che obbediscono veramente a Dio; si limitano a dichiarare a parole di amare la verità, di essere disposte a perseguirla, a lottare per essa, ma non si può ancora stabilire quanto durerà la loro determinazione. Coloro che non perseguono la verità sono inclini a manifestare un’indole corrotta in qualsiasi momento o luogo. Coloro che non perseguono la verità sono privi di senso di responsabilità nei confronti del proprio dovere, sono spesso negligenti e superficiali, agiscono a loro piacimento e sono persino incapaci di accettare la potatura e il trattamento. Non appena diventano negativi e deboli, coloro che non perseguono la verità rischiano di gettare la spugna: questo accade spesso, non c’è niente di più comune; è così che si comportano tutti coloro che non perseguono la verità. Quindi, quando le persone non hanno ancora guadagnato la verità, sono inaffidabili e indegne di fiducia. Cosa significa che sono indegne di fiducia? Significa che, di fronte a difficoltà o battute d’arresto, è verosimile che cadano, che diventino negative e deboli. Chi è spesso negativo e debole è una persona affidabile? Decisamente no. Invece, coloro che comprendono la verità sono diversi. Le persone che comprendono realmente la verità hanno senza dubbio un cuore che teme Dio e che obbedisce a Dio, e solo le persone con un cuore che teme Dio sono persone degne di fiducia; le persone prive di timore di Dio nel cuore non sono degne di fiducia. Come ci si deve approcciare a coloro non hanno timore di Dio nel cuore? Naturalmente, si deve dare loro assistenza e sostegno amorevoli. Dovrebbero essere controllati di più mentre compiono il loro dovere, e ricevere più aiuto e guida; solo così si può garantire che svolgano il loro dovere in modo efficace. Qual è lo scopo di tutto ciò? Lo scopo principale è quello di sostenere il lavoro della casa di Dio. In secondo luogo, si tratta di individuare tempestivamente i problemi e provvedere tempestivamente a queste persone, sostenerle, trattarle e potarle, correggere le loro deviazioni e rimediare alle loro mancanze e carenze. Questo è per loro un beneficio, non cela nulla di malevolo. Supervisionare le persone, tenerle d’occhio, informarsi di più su ciò che fanno: tutto questo ha il fine di aiutarle a intraprendere il giusto cammino nella loro fede in Dio, di metterle in condizione di compiere il loro dovere così come richiesto da Dio e secondo i principi, in modo che non causino alcun disturbo o intralcio e non sprechino tempo. L’obiettivo del fare questo nasce interamente dalla responsabilità verso di loro e verso il lavoro della casa di Dio; non cela alcuna malignità” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). “La casa di Dio supervisiona, osserva e controlla coloro che compiono un dovere. Siete in grado di accettare questo principio della casa di Dio? (Sì.) È meraviglioso se riesci a consentire alla casa di Dio di supervisionarti, osservarti e controllarti. Ti è di aiuto nell’adempiere il tuo dovere, nell’arrivare ad assolverlo in maniera soddisfacente e ottemperando alla volontà di Dio. Arreca beneficio e aiuta le persone, senza alcun lato negativo. Una volta che qualcuno abbia compreso i principi al riguardo, dovrebbe o non dovrebbe più avere sentimenti di resistenza o diffidenza verso la supervisione di leader, lavoratori e prescelti di Dio? A volte potrai essere controllato e osservato, e il tuo lavoro potrà essere monitorato, ma non devi prenderla sul personale. Perché? Perché i compiti che ora sono tuoi, il dovere che adempi e qualsiasi lavoro che svolgi, non sono questioni private o il lavoro individuale di una persona; interessano il lavoro della casa di Dio e riguardano una parte dell’opera di Dio. Pertanto, quando qualcuno ti monitora o ti osserva per un po’ di tempo, oppure ti fa domande approfondite, cercando di avere un faccia a faccia con te e di scoprire quale sia stata la tua condizione durante questo periodo, e persino quando, certe volte, il suo atteggiamento è un tantino più duro e questa persona tratta con te e ti pota un pochino, quando ti impone la disciplina e ti rimprovera, questo è perché ha un atteggiamento coscienzioso e responsabile verso l’opera della casa di Dio. Non dovresti avere pensieri o sentimenti negativi verso questo fatto. Cosa significa saper accettare la supervisione, l’osservazione e le domande degli altri? Che, in cuor tuo, accetti l’esame minuzioso di Dio. Se non accetti la supervisione, l’osservazione e le domande delle persone, se opponi resistenza a tutto questo, sei forse in grado di accettare l’esame minuzioso di Dio? Quest’ultimo è più dettagliato, approfondito e accurato delle domande delle persone; ciò che Egli chiede è più specifico, rigoroso e approfondito. Dunque, se non sai accettare di essere monitorato dai prescelti di Dio, le affermazioni secondo cui sai accettare l’esame minuzioso di Dio non sono forse parole vuote? Per essere in grado di accettare l’esame minuzioso e l’indagine di Dio, devi prima saper accettare il monitoraggio da parte della casa di Dio, dei leader e dei lavoratori, e dei fratelli e delle sorelle” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Grazie alle parole di Dio ho capito che, poiché abbiamo in noi un’indole satanica e corrotta, spesso agiamo con ostinazione nel nostro lavoro. Inoltre, a causa della nostra natura spregevole e indolente, siamo spesso negligenti nei nostri doveri e non cerchiamo di produrre buoni risultati. Inoltre, andiamo contro i principi in molti modi, per cui abbiamo bisogno della supervisione e del controllo di leader e lavoratori perché il lavoro della chiesa proceda senza ostacoli. Questo è ciò che Dio richiede ai leader e ai lavoratori ed è un aspetto importante del loro lavoro. Quindi, devo sottomettermi e accettare la supervisione e la guida dei leader e dei lavoratori. Inoltre, nutrivo la nozione sbagliata secondo cui la supervisione e i controlli dei leader mi avrebbero rallentata nel mio dovere, influenzando il mio rendimento lavorativo. In realtà, i leader esaminano il nostro lavoro nei dettagli per individuare i problemi e aiutarci a risolverli e a correggerli. Questo di fatto migliora le nostre prestazioni lavorative, e non ritarda i nostri progressi. Per esempio, una volta, mentre il leader controllava il nostro lavoro, ha notato che non irrigavamo i nuovi arrivati con amore e pazienza e che avevamo nei loro confronti pretese eccessive. Questo ha portato alcuni di loro a diventare negativi e a non svolgere i loro doveri. Solo grazie alla comunione del leader siamo state in grado di riconoscere i problemi del nostro lavoro. In seguito, abbiamo condiviso con i neofiti usando le parole di Dio per affrontare i loro problemi, spiegando loro il significato di svolgere i loro doveri, e abbiamo distribuito loro gli incarichi in base alla loro reale statura. In seguito, le loro condizioni sono migliorate e sono stati in grado di svolgere i loro doveri normalmente. Ho visto che la supervisione e la guida del leader non solo non avrebbero influenzato negativamente il nostro lavoro, ma mi avrebbero permesso di comprendere meglio i principi nel mio dovere. Questi erano tutti i vantaggi di accettare la supervisione e la guida dei leader sul nostro lavoro. Ho capito che accettare la supervisione dei leader è un atteggiamento di responsabilità nei confronti del lavoro della chiesa e un principio di pratica che si deve avere nel proprio dovere.

Qualche tempo dopo, il leader mi ha riassegnata all’irrigazione dei nuovi arrivati ed ero incredibilmente grata a Dio. Da allora, quando il leader ci controllava e guidava nel nostro lavoro, non mi sentivo più così ostile, e sapevo riconoscere le questioni da lui riscontrate e discutere e riepilogare attivamente i problemi dei nostri doveri con le mie collaboratrici. Man mano che acquisivamo più chiarezza sui problemi del nostro lavoro, le nostre prestazioni lavorative hanno iniziato a migliorare. Ho autenticamente percepito che solo accettando la supervisione e la guida dei leader nei nostri doveri, avendo un atteggiamento di accettazione verso la verità e svolgendo il lavoro secondo i principi, possiamo ottenere buoni risultati nei nostri doveri. Lode a Dio!

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