Libera dalle catene domestiche

12 Febbraio 2022

di Cheng Shi, Cina

Non molto tempo dopo aver ricevuto l’opera di Dio negli ultimi giorni, ho predicato il Vangelo a mio marito. Con mia grande sorpresa, dopo aver ascoltato, ha trovato online ogni tipo di falsità sulla Chiesa di Dio Onnipotente, tutte calunnie e voci fabbricate dal PCC contro la Chiesa di Dio Onnipotente. A quel punto, mi ha lanciato un’occhiata e ha gridato: “Guarda qui! Quello in cui credi è il ‘Lampo da Levante’, che il PCC perseguita da anni. Se ti arrestano, ti condannano immediatamente e ti mandano in prigione. Non ti è più permesso credere!” E poi ha stracciato tutti i miei libri delle parole di Dio. In quel momento, ero furiosa, però poi ho pensato che probabilmente si opponeva alla mia fede perché era stato momentaneamente ingannato dai pettegolezzi del PCC, ma più avanti avrebbe capito. Eppure sapevo che, qualunque cosa accada, credere in Dio è la strada giusta nella vita, e non ci avrei mai rinunciato. Dopo quell’episodio, mio marito mi chiamava ogni giorno per tracciare i miei movimenti. All’epoca ero una specializzanda quindi, per eludere la sua sorveglianza, frequentavo le riunioni vicino alla mia facoltà e tornavo a casa solo nel weekend. Alla fine del 2012, quando il PCC ha intensificato la sua frenetica campagna di soppressione e arresti contro la Chiesa di Dio Onnipotente, su internet, in televisione e sui giornali giravano ovunque voci e falsità che condannavano e calunniavano la Chiesa di Dio Onnipotente, mentre i credenti in Dio venivano arrestati in ogni dove. Mio marito temeva che sarei stata incarcerata per via della mia fede, cosa che avrebbe potuto colpire lui e la sua famiglia: mi sottoponeva a restrizioni sempre più severe. Mi ha anche minacciata, dicendo che avrebbe divorziato se avessi continuato a credere in Dio. Parole che mi hanno fatta arrabbiare molto. In Cina, credere in Dio non comporta solo un rischio di condanna e di carcere per noi stessi, ma anche le nostre famiglie vengono perseguitate. È così difficile per noi! Mi chiedevo cosa sarebbe accaduto a nostra figlia se avessimo divorziato. Per quei pochi giorni, non ho avuto alcun interesse a svolgere i miei compiti. Ero infelice.

In seguito, quando una delle mie sorelle è venuta a conoscenza del mio stato, mi ha letto un passo delle parole di Dio. Mi è stato molto utile. “In ogni fase dell’opera che Dio compie negli uomini, da fuori sembra che ciò che accade sia dovuto a un’interazione tra individui, originata da interventi o da rapporti umani. Ma dietro ciò che appare, dietro ogni fase dell’opera e dietro ogni cosa che accade vi è una scommessa che Satana fa con Dio e che richiede che le persone rimangano salde nella loro testimonianza di fede a Dio. Pensate a quando Giobbe fu messo alla prova, per esempio: dietro le quinte, Satana stava facendo una scommessa con Dio e ciò che accadde a Giobbe fu dovuto all’intervento e alle azioni degli uomini. Dietro ogni fase dell’opera che Dio compie in voi, vi è la scommessa di Satana con Dio; dietro ogni cosa vi è una battaglia” (“Solo amare Dio vuol dire credere veramente in Dio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno fatto capire una cosa: esteriormente le mie difficoltà erano rappresentate dalle restrizioni imposte da mio marito e dalla sua oppressione ma, in realtà, tutto ciò era segno che Satana stava cercando di turbarmi. Dio vuole salvare le persone, mentre Satana provoca ogni sorta di disturbo e perturbazione per indurmi a tradire Dio, perdere la Sua salvezza e alla fine essere trascinata all’inferno assieme a quel demone. Satana è così sinistro e maligno! A quel punto, ho pregato Dio: “Dio, la mia statura è troppo piccola, perciò ti chiedo di darmi la fede. Anche se dovessi divorziare da mio marito, non Ti tradirò, e non cadrò nei tranelli di Satana”. Dopo aver pregato, il tutto è diventato più facile da sopportare, e ho continuato a diffondere il Vangelo e a compiere il mio dovere.

Verso la fine di quell’anno, sono stata catturata durante una riunione. La polizia mi ha anche accusata di “disturbo dell’ordine sociale” e mi ha trattenuta per 30 giorni. Durante il mio interrogatorio, i poliziotti dell’Ufficio per la Sicurezza Nazionale mi hanno minacciata: “La tua facoltà sa già che sei stata arrestata perché credi in Dio, e hanno intenzione di espellerti. Però, se collabori con noi e ci dici quello che sai, parleremo con il rettore e potrai proseguire nei tuoi studi. Pensaci bene!” Rimasta sola, guardavo le fredde sbarre di ferro della cella, e mi sono sentita completamente depressa e infelice. Se fossi stata espulsa dall’università per aver creduto in Dio, sarebbe diventata una questione politica. Quel marchio sarebbe rimasto nel mio fascicolo studentesco e in quello della polizia, nessun ospedale mi avrebbe mai assunta, e il mio sogno di diventare medico non si sarebbe realizzato. A soli 30 anni, i miei studi, il mio lavoro e il mio futuro sarebbero andati distrutti. Come avrei vissuto poi? Come avrei potuto affrontare la discriminazione dei miei parenti e lo scherno della gente intorno a me? Per alcuni giorni, non sono riuscita a mangiare né a dormire bene. Durante la mia detenzione, ogni giorno pregavo Dio affinché mi aiutasse proprio in questo aspetto. Una mattina, senza accorgermene, mi sono ritrovata a canticchiare un inno delle parole di Dio: “Sei un essere creato, pertanto sarebbe naturale per te adorare Dio e perseguire una vita ricca di significato. Poiché sei un essere umano, dovresti spenderti per Dio e patire tutte le sofferenze! Dovresti accettare di buon grado e con piena fiducia la poca sofferenza a cui sei sottoposto oggi e vivere una vita pregna di significato, come Giobbe e Pietro. Siete coloro che perseguono il giusto cammino, coloro che cercano il miglioramento. Siete coloro che si sollevano nella nazione del gran dragone rosso, coloro che Dio chiama i giusti. Non è questa la vita più ricca di significato?” (“La vita più significativa” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). Le parole di quell’inno mi toccavano particolarmente a fondo, e le lacrime scendevano indisturbate sul mio volto. Sono un essere creato, e dovrei credere in Dio e adorarLo. È naturale e giusto che io lo faccia. Dio ha decretato che io nascessi in una famiglia di credenti nel Signore così avrei saputo della Sua esistenza fin dalla più tenera età. Negli ultimi giorni, Egli mi ha scelta e mi ha permesso di sentire la voce del Signore e di riceverLo. Dio mi ha concesso di ricevere l’irrigazione e il sostentamento della Sua parola, di accettare il Suo giudizio e la Sua purificazione, e di ottenere la Sua salvezza. Questa è una benedizione incredibile! Ho pensato alla moltitudine di persone che, di generazione in generazione, hanno seguito Dio. Per diffondere il Suo Vangelo, hanno affrontato persecuzioni e avversità, e molti hanno persino rinunciato alla propria vita. Tutti loro hanno fornito a una testimonianza bellissima e risonante per Dio. Ed è stata una grande fonte di ispirazione per me. Se avessi rinunciato a credere in Dio per proteggere i miei interessi e il mio futuro, avrei ancora avuto una coscienza? Sarei stata degna di essere chiamata umana? Questo pensiero mi ha dato forza, e ho giurato: non importava se mi avrebbero espulsa o quale sarebbe stato il mio futuro e il mio destino, era irrilevante se le persone intorno a me mi rifiutavano o mi calunniavano, non avrei tradito Dio, avrei testimoniato per Lui. Al mio ultimo interrogatorio, ho detto con grande calma alla polizia: “Se l’università mi espelle, vi chiedo solo di dire a mio marito di andare in facoltà a prendere le mie cose”. Quando i poliziotti hanno visto la mia determinazione, se ne sono andati, con l’aria assai scoraggiata. Ero molto grata a Dio.

Dopo essere stata rilasciata e mandata a casa, mio marito ha detto con rabbia: “La polizia mi ha comunicato che, se ti arrestano di nuovo perché credi in Dio, non sarà solo un mese di detenzione. Questo ricadrà anche su di me e su nostra figlia. Non potrà andare all’università, trovare un buon lavoro o lavorare nel servizio pubblico. Non capisci? A causa del tuo arresto per via della tua fede, anch’io ho penato per un mese. Non so dirti quante volte ho pianto e ho quasi avuto un incidente d’auto. Per farti uscire di prigione, sono andato in giro a chiedere aiuto e mi sono messo completamente in imbarazzo. Non ho mai più intenzione di soffrire così”. Mi ha anche chiesto di smettere di credere, e di pensare di più alla mia famiglia. Oltre a questo, per impedirmi di contattare i miei fratelli e sorelle, mi controllava come se fossi una criminale. Non mi faceva uscire di casa e non mi dava alcuna indipendenza. Quando andava al lavoro, mi faceva sorvegliare da sua madre. Chiamava costantemente per chiedermi dov’ero e cosa stavo facendo. Mi parlava anche incessantemente dei vari movimenti rivoluzionari del PCC e dei violenti metodi correttivi utilizzati per farmi capire quali fossero le conseguenze della disobbedienza al Partito ed eliminare le mie idee sulla fede in Dio. Ha aggiunto: “Le voci che il PCC fabbrica sulla vostra Chiesa sono false, lo so. Tu vuoi credere in Dio e loro non te lo permettono. Ma, se disobbedisci, ti rovinano la vita. Pensa a quelli che sono morti così tragicamente durante la Rivoluzione culturale e nell’incidente del quattro giugno. Se offendi il PCC, non puoi nemmeno scappare all’estero”. Mia suocera si è unita a lui, dicendo: “Il PCC non è nulla di buono, ma detiene il potere. Noi siamo solo gente comune e non siamo abbastanza forti per resistergli”. In seguito, sono stata espulsa per la mia fede in Dio. E a quella fede mio marito attribuiva tutte le cose brutte successe alla nostra famiglia. Ogni volta che qualcosa lo infastidiva, mi rimproverava, mi derideva e mi attaccava. Era un tipo di vita che mi faceva sentire molto depressa e, per di più, non potevo leggere la parola di Dio né contattare i miei fratelli, quindi ero particolarmente infelice, e non sapevo quando sarebbe finita.

Durante quel periodo, pregavo spesso Dio per chiederGli di illuminarmi, guidarmi e permettermi di capire la Sua volontà. Un giorno, mi sono ricordata di un passo della parola di Dio: “Forse ricordate tutti queste parole: ‘Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria’. Tutti voi avete udito questa frase, ma nessuno ne aveva capito il vero significato prima. Oggi, invece, siete pienamente consci del loro significato reale: Dio porterà a compimento queste parole negli ultimi giorni e le porterà a compimento in coloro che sono stati brutalmente perseguitati dal gran dragone rosso, nella terra in cui esso giace arrotolato su sé stesso. Il gran dragone rosso è nemico di Dio e Gli si accanisce contro e per questo motivo, in questa terra, coloro che credono in Dio sono sottoposti a umiliazione e oppressione. Ecco perché queste parole troveranno la loro realizzazione nel vostro gruppo di persone. Dal momento che tutta l’opera di Dio viene intrapresa in una terra che Gli si oppone, essa incontra ostacoli enormi da sormontare e occorre tempo perché molte delle Sue parole si realizzino; così, tramite le parole di Dio, la gente subisce un raffinamento e questo è un altro elemento di sofferenza. È estremamente arduo per Dio portare a termine la Sua opera nella terra del gran dragone rosso, ma è attraverso tale difficoltà che Dio compie una fase della Sua opera, rendendo così manifesta la Sua saggezza e le Sue meravigliose opere, e avendo così l’opportunità di rendere completo questo gruppo di persone” (“L’opera di Dio è semplice come l’uomo la immagina?” in “La Parola appare nella carne”). Sì, dalla parola di Dio, ho capito che il gran dragone rosso detesta Dio e Gli resiste selvaggiamente. Per questo motivo, in Cina, chi crede in Dio è destinato a grandi sofferenze, ma quel dolore ha un significato: è uno strumento usato da Dio per perfezionare la nostra fede e donarci discernimento. Solo perché credevo in Dio, il PCC mi aveva arrestata e fatta espellere dall’università, aveva usato il lavoro e il futuro della mia famiglia per minacciarmi e costringermi a rinunciare alla vera via. Il Partito è veramente malvagio! Mio marito ha cercato di impedirmi di avere fede perché credeva alle dicerie e alle menzogne del Partito e temeva le sue violente misure correttive. Sperimentarne personalmente la persecuzione mi ha permesso di vedere la sua essenza demoniaca, che lo porta a essere ferocemente malvagio e a odiare la verità. Ho pensato: “Più il PCC mi perseguita, più lo rifiuterò, lo abbandonerò e seguirò Dio fino alla fine”. Anche se non potevo leggere la parola di Dio o contattare i miei fratelli e sorelle, sapevo che Dio è fedele e mi avrebbe mostrato un percorso.

Ci sono riuscita, finalmente, ma dieci mesi dopo. Quando finalmente ho potuto leggere di nuovo la parola di Dio, ero molto emozionata e ne ho percepito ancora di più il valore. Più leggevo, più mi sentivo arguta e rinvigorita. Un giorno, diversi mesi dopo, mio marito ha trovato il mio quaderno dei devozionali nella mia stanza. Quando ha capito che credevo ancora in Dio, ha perso la calma e mi ha stesa a terra con un pugno, colpendomi almeno altre 20 volte in testa. Ero semicosciente e stordita, e avevo bernoccoli grandi come un uovo di piccione sulla testa. Ricordo la furia fredda sulla sua faccia. Mia figlia era così spaventata che si è messa a piangere. Aveva solo 6 anni. “Non picchiare la mamma! Lascia stare la mamma! …” Lui mi ha afferrata per il colletto e mi ha buttata fuori dalla porta mentre diceva furiosamente: “Se continui a credere in Dio, allora esci da casa mia!” Quando ho visto il cambiamento di mio marito, la sua crudeltà e spietatezza, l’indifferenza verso tutti gli anni passati insieme, ho sentito il cuore che si spezzava. La cosa più difficile da sopportare era vedere quanto mia figlia avesse paura del suo carattere violento. Appena lui mi si avvicinava, lei pensava che mi avrebbe picchiata, così si metteva di corsa davanti a me e alzava quelle braccia piccoline per proteggermi; diceva: “Stai lontano dalla mamma!”. Capitava che mi trovassi al piano di sopra e, appena lui si avvicinava alle scale, mia figlia gli urlava di non salire. Ogni volta che vedevo il volto della mia bambina così pieno di paura e ansia, il danno psicologico di avere a che fare con la violenza domestica, in un’età così giovane, era come una lama rigirata nel cuore, e odiavo ancora di più il gran dragone rosso. Tutti questi disastri sono stati causati dalla persecuzione del Partito Comunista.

Un giorno, di ritorno da lavoro, mio marito ha tirato fuori il suo cellulare e ha detto arrabbiato: “Guarda, il PCC ha arrestato di nuovo così tante persone. Vuoi ancora credere? Desideri la morte? Puoi credere in Dio, va bene, ma non trascinare me e nostra figlia con te. Se ti arrestano di nuovo, la nostra vita diventerà impossibile. Se avessi saputo che avresti intrapreso il percorso di credere in Dio, non ti avrei mai sposata”. Le sue parole mi hanno ferita molto profondamente. Ho ripensato al periodo precedente, alla mia libertà che era inferiore a quella di un criminale solo perché credevo in Dio, a quante volte mi aveva picchiata, e al dolore che questo infliggeva a mia figlia, e ho capito che non potevo più scendere a compromessi, così ho accettato la richiesta di divorzio di mio marito. Quando ha visto che insistevo nel continuare a credere in Dio, ha chiamato mio fratello e gli ha chiesto di convincermi. Mio fratello mi ha sempre voluto bene ed è sempre stato orgoglioso di me però, siccome ero stata arrestata dal PCC, ero stata espulsa dall’università e mi era stato proibito di proseguire negli studi. Mancava solo il divorzio e poi sarei diventata lo zimbello del paese. Mio fratello sarebbe stato così deluso! Non sapevo come affrontarlo, ho invocato Dio nel silenzio del mio cuore e Gli ho chiesto di proteggermi in modo da poter testimoniare per Lui, così che non avrei mai rinunciato alla mia fede in Lui, indipendentemente da cosa mi accadeva attorno. Poi, mi sono ricordata di un passo della parola di Dio: “Devi possedere nell’intimo il Mio coraggio, e quando si tratta di affrontare parenti che non credono devi avere dei princìpi. Ma per amor Mio devi anche fare in modo di non cedere a nessuna forza oscura. Confida nella Mia saggezza per percorrere la via della perfezione; non permettere mai alle macchinazioni di Satana di avere il sopravvento” (Capitolo 10 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Giusto. Dio ha creato l’umanità; avere fede in Lui e seguirLo è naturale e giusto. Dobbiamo rimanere saldi nella scelta del nostro cammino, senza farci ingannare da Satana. Non possiamo lasciare che nessuno interferisca, nemmeno le persone a noi più vicine. Così, in seguito, di fronte a mio fratello, mio marito mi ha incolpato di tutto quello che è successo per via della mia fede in Dio. Di fronte alla mia calma, ha alzato una mano per colpirmi, ma mio fratello lo ha fermato e mi ha detto con fare tranquillo: “Sei adulta e puoi decidere per la tua vita. Ma devi tenere conto di cosa accadrà a tua figlia se divorzi. Se pensi a quello che è successo alla mia, saprai darti una risposta. …” Le sue parole mi hanno rattristata per un po’, perché pensavo al suo divorzio, e a mia nipote, che veniva spesso ridicolizzata e disprezzata dalle persone intorno a lei. È una tale vergogna per un bambino rimanere senza madre. Mi facevo tante domande: “Se divorzio, non diventerà anche lei orfana di madre? Non subirà la discriminazione e il ridicolo da parte di insegnanti e compagni di classe? Senza di me al suo fianco, se vivesse con suo padre e i suoi nonni non credenti, sarebbe in grado di percorrere il cammino della fede in Dio?” Quando pensavo a quanto fosse piccola, sentivo di non poter sopportare la separazione da lei.

Ero veramente infelice in quel periodo, così ho pregato Dio: “Dio, non posso abbandonare la mia bambina. Il pensiero del suo futuro è un dolore costante. Ti chiedo di illuminarmi, guidarmi e proteggere il mio cuore”. Poi, ho letto due passi della parola di Dio, e lì ho trovato un percorso di pratica. “Oltre alla nascita e all’educazione dei figli, la responsabilità dei genitori nella vita di un bambino consiste semplicemente nell’offrirgli un ambiente tradizionale in cui crescere, poiché solo la predestinazione del Creatore influisce sul destino di una persona. Nessuno può controllare il tipo di futuro che un individuo avrà; esso è prestabilito con largo anticipo e neppure i genitori possono cambiarlo. Per quanto concerne il destino, tutti gli uomini sono indipendenti e tutti hanno il proprio. Così i genitori non possono allontanare il destino di una persona nella vita o esercitare il minimo influsso sul ruolo che essa svolge nell’esistenza. […] i genitori non possono aiutare il figlio a realizzare la sua missione nella vita, né i parenti possono aiutarlo ad assumere il suo ruolo nell’esistenza. Il modo in cui una persona compie la sua missione e il tipo di ambiente di vita in cui svolge il suo ruolo sono interamente determinati dal suo destino nell’esistenza. In altre parole, nessun’altra condizione oggettiva può influenzare la sua missione, che è prestabilita dal Creatore. Tutti gli uomini maturano nel loro particolare ambiente di crescita, poi gradualmente, passo dopo passo, si avviano lungo la propria strada nella vita, compiono i destini pianificati per loro dal Creatore, in modo naturale, entrando involontariamente nel vasto oceano dell’umanità e occupando il loro posto nell’esistenza, dove cominciano a adempiere le loro responsabilità di esseri creati, nell’interesse della predestinazione del Creatore, della Sua sovranità” (“Dio Stesso, l’Unico III” in “La Parola appare nella carne”). C’è un altro passo. “I progetti e le fantasie degli uomini sono perfetti; essi non sanno che non spetta a loro decidere quanti figli avranno, il loro aspetto, le loro capacità e così via? Non sanno che il destino dei loro figli non è affatto nelle loro mani? Gli esseri umani non sono i padroni del proprio destino, eppure sperano di cambiare il futuro della generazione più giovane; non possono sfuggire al destino, eppure provano a controllare quello dei loro figli e delle loro figlie. Non si sopravvalutano? Queste non sono stupidità e ignoranza umane?” (“Dio Stesso, l’Unico III” in “La Parola appare nella carne”). Sì, Dio ha creato tutte le cose e ha la sovranità su ognuna di esse; il destino delle persone è nelle Sue mani. I genitori allevano i figli e basta: non possono cambiare il loro destino. Ho sempre pensato di poter influenzare e controllare la vita di mia figlia, che avrebbe potuto trovare la felicità finché fossi stata accanto a lei e che avrei potuto condurla lungo il cammino della fede in Dio. A pensarci bene, però, non avevo potere nemmeno sul mio di destino, quindi come potevo averne sul suo? Qualche giorno prima, si era sentita male ed era svenuta, ma non potevo fare nulla per alleviare il suo dolore, potevo solo stare a guardare e implorare Dio di proteggerla. Mia figlia è inciampata mentre si arrampicava ed è quasi caduta dalla scogliera. Non ho potuto fare assolutamente nulla. È stata misteriosamente salvata da un albero morto sul ciglio del dirupo della montagna. Questi eventi mi hanno fatto capire che, anche se mi prendevo cura di mia figlia in ogni modo possibile, nulla mi garantiva che non si sarebbe ammalata o non le sarebbe capitata una sciagura. Una volta compreso ciò, ho provato un grande senso di liberazione. Ho capito che dovevo mettere la vita di mia figlia nelle mani di Dio e obbedire alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni. In quanto essere creato, questo era ciò che avrei dovuto fare.

In seguito, quando mio marito ha visto che insistevo a credere in Dio, ha deciso di divorziare da me. Mi ha chiesto di andarmene di casa senza portare nulla con me e mi ha rifiutato la custodia di nostra figlia. Voleva anche togliermi il diritto di visita. Quando gli ho chiesto della divisione dei beni, ha cercato di colpirmi in testa con una tazza di acciaio inossidabile. Ho usato le mani per proteggermi, così, ma i polsi sono rimasti contusi, e non sono riuscita a portare oggetti pesanti per due mesi. Mi ha anche picchiata sulla schiena diverse volte, provocandomi una tosse violenta per più di un mese. Poi, si è impadronito di tutto il denaro che avevo messo da parte grazie al mio lavoro. Erano davvero tanti soldi. Mi ha detto: “Tu credi in Dio, vero? Allora vai dal tuo Dio, chiedi a Lui di darti da mangiare e da vestire”. Quando ho visto in lui tanta irragionevolezza, mi sono tornate alla mente le parole di Dio: “Colui che si infuria quando viene menzionato Dio, che si arrabbia quando viene fatto il Suo nome, Lo ha forse visto? Lo conosce? Non sa chi sia Dio, non crede in Lui ed Egli non gli ha parlato. Dio non l’ha mai disturbato, quindi perché dovrebbe arrabbiarsi? Potremmo dire che questa persona è malvagia? Le tendenze mondane, il mangiare, bere, cercare il piacere e inseguire i personaggi famosi: nessuna di queste cose infastidirebbe un uomo come lui. Tuttavia, non appena viene menzionata la parola ‘Dio’, o la verità delle parole di Dio, va su tutte le furie. Non è segno di una natura malvagia? Ciò è una prova soddisfacente della natura malvagia dell’uomo” (“Dio Stesso, l’Unico V” in “La Parola appare nella carne”). Ciò che le parole di Dio hanno rivelato mi ha permesso di vedere chiaramente la natura malvagia di mio marito, una natura di resistenza a Dio. Ho ripensato all’inizio, a quando aveva saputo che credevo in Dio Onnipotente, ed era particolarmente ostile, arrivando persino a distruggere i miei libri della parola di Dio. In seguito, ha cercato di impedirmi di credere in Lui e mi ha chiesto il divorzio. Dopo essere stata arrestata e rilasciata, mi ha trattata come un prigioniero, non concedendomi alcuna libertà, e spesso mi picchiava ferocemente. A volte sembrava che volesse uccidermi. Quando abbiamo divorziato, ha sequestrato tutti i miei beni per costringermi alla disperazione e rendere la mia vita impossibile. Il suo obiettivo era quello di indurmi a tradire Dio. Ora vedevo chiaramente la natura e l’essenza di mio marito. Era un diavolo che odia Dio e Gli resiste. Vivendo con una persona simile, non avremmo avuto nulla in comune, non avrei avuto libertà, e sarei stata malmenata e avrei vissuto sotto restrizioni. Potevo definirla una casa? Non erano altro che catene. Era l’inferno.

Una volta finito il matrimonio, non ero più ostacolata e controllata da mio marito. Potevo andare alle riunioni e leggere le parole di Dio normalmente, e ho subito assunto alcuni doveri nella Chiesa. Provavo un profondo senso di tranquillità e di liberazione, e ho ringraziato Dio per avermi salvata.

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