Che cosa si ottiene camuffandosi e nascondendosi

30 Luglio 2022

di Lilieth, Honduras

Nell’ottobre del 2018, ho accolto l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Sei mesi dopo, sono diventata diacono per l’irrigazione nella mia chiesa. Ho avuto molte difficoltà appena intrapreso questo dovere ma, pregando e ricercando con i miei fratelli e sorelle, gradualmente ho appreso alcuni princìpi e ho ottenuto dei risultati nel mio compito. Ho anche praticato la scrittura di testimonianze esperienziali, riflettevo spesso su me stessa, e mi sentivo molto appagata ogni giorno.

Un giorno, a gennaio di quest’anno, la mia leader mi ha detto: “Hai fatto dei progressi nell’ingresso nella vita, quindi ti abbiamo scelta come predicatrice. Ti piacerebbe farlo?”. Ne ero felicissima, così ho accettato e ho risposto: “Farò del mio meglio”. La leader ha detto: “Hai scritto delle ottime testimonianze esperienziali. Solo i fratelli che portano un fardello nel loro ingresso nella vita possono diventare predicatori e a quel punto risolvere davvero i problemi e le difficoltà degli altri fratelli e sorelle”. Questo mi ha resa orgogliosa, specie il fatto che mi venisse chiesto di compiere quel dovere in virtù del mio ingresso nella vita. Sentivo di poterlo svolgere bene. In seguito, la leader mi ha affidato la responsabilità del lavoro di diverse chiese e mi ha insegnato molti princìpi. L’ambito di lavoro era più ampio ed ero responsabile di molti compiti, quindi ero sotto pressione e un po’ preoccupata di non esserne all’altezza. Vedevo alcuni fratelli che svolgevano il mio stesso dovere e avevano familiarità con il lavoro, mentre io ero nuova e non sapevo come svolgerlo. Volevo esprimere le mie difficoltà, ma poi ho ripensato ai complimenti ricevuti dalla mia leader. Se avesse saputo che non capivo come svolgere il lavoro di quelle chiese, cosa avrebbe pensato di me? Che non ne ero all’altezza e che avermi scelta era stato un errore? Inoltre, ora ero una predicatrice. Se nemmeno conoscevo il lavoro, come avrei potuto aiutare e sostenere i leader delle chiese? A questo pensiero, non osavo aprire bocca. Ero troppo imbarazzata per parlare sinceramente.

Una volta, la nostra leader superiore ha condiviso con noi in merito al nostro lavoro, e ho visto che sorella Silvia e fratello Ricardo erano molto attivi nel rispondere alle sue domande, e sapevano anche come svolgere ogni aspetto del lavoro. La leader mi ha chiesto: “Hai qualche difficoltà?” Ho pensato: “Svolgiamo tutti lo stesso dovere. Se dico di sì, cosa penserà di me la leader? Mi reputerà incapace di lavorare?”. Ho risposto mentendo: “Nessuna”. Così, ogni volta che incontravamo la leader, parlavo raramente e, quando lo facevo, prima pensavo sempre a come rispondere, per evitare che gli altri sapessero che c’erano molte cose che non capivo, poiché temevo che mi avrebbero guardata dall’alto in basso. In questo modo, continuavo a nascondermi e a camuffarmi, mi sentivo molto limitata e diventavo sempre più passiva nel mio dovere. Volevo addirittura lasciare il gruppo e smettere di andare alle riunioni. Eppure, non volevo comunque parlare a nessuno del mio stato. Volevo mostrare agli altri solamente i miei pregi. Un giorno, ho preso appuntamento con due leader della chiesa per conoscere lo stato del lavoro della chiesa. Quando li ho incontrati, uno di loro mi ha detto entusiasta: “È bello averti come responsabile del nostro lavoro! Mi piacciono le riunioni con te e ti ammiro ogni volta che sento le tue comunioni. Spero di poter essere come te in futuro”. L’altro leader ha detto: “Ci piace compiere il nostro dovere con te. La tua comunione è sempre illuminante”. In quel momento, volevo consigliare loro di non avere così tanta stima di me, perché ero corrotta, avevo difficoltà nel mio dovere e sotto pressione diventavo negativa. Ma poi mi sono detta: “Se dico loro la verità, avranno ancora tutta questa stima di me in futuro? Chiederanno ancora a me se avranno dubbi?” Combattuta, alla fine non ho detto la verità.

Un’altra volta, in una riunione, alcuni diaconi della chiesa mi hanno detto che non sapevano svolgere alcuni lavori e si trovavano in difficoltà. Li ho confortati: “Non preoccupatevi, siamo nuovi nei nostri doveri. Capiremo le cose man mano che impareremo”. In apparenza, non c’era nulla di male in quello che dicevo. Ma in realtà nemmeno io sapevo svolgere il lavoro. Temendo che vedessero la mia vera levatura, non osavo parlare sinceramente, e mi limitavo a dare loro un piccolo incoraggiamento che non risolveva affatto i loro problemi. Continuavo a nascondermi e a camuffarmi, e dunque non riuscivo a sentire la guida dello Spirito Santo, ero molto debole e ogni giorno mi sfiniva. Spesso mi chiedevo: “Perché non riesco semplicemente a fare il lavoro della chiesa come tutti gli altri?” Sapevo che avrei dovuto parlare delle mie difficoltà alla leader, ma mi preoccupavo di ciò che avrebbe pensato di me se l’avessi fatto. Pensavo: “Mi ha affidato questo compito perché ha detto che possedevo ingresso nella vita, quindi deve ritenermi una persona di buona levatura e che persegue la verità. Se sapesse che non capisco così tante cose e che non so svolgere il lavoro della chiesa, sicuramente penserebbe che è stato un errore scegliermi come predicatrice”. Alla luce di questo, avevo ancora più paura di parlare. Il mio stato peggiorava sempre di più e vivevo nell’oscurità e nella sofferenza. Ho pregato Dio: “Dio Onnipotente, non so come sperimentare questo ambiente. Ti chiedo di condurmi e guidarmi”.

Un giorno, durante una riunione, la nostra leader superiore ci ha chiesto della nostra esperienza in quel periodo. Gli altri si sono aperti sulla loro corruzione e sulle loro mancanze nei doveri, e io ho trovato il coraggio di parlare del mio stato. La leader ha usato la sua esperienza per aiutarmi, e ha detto: “In quanto leader e lavoratori, non avete bisogno di capire tutto per fare bene il vostro dovere. Questa idea è sbagliata. Siamo solo persone comuni, quindi è normale non comprendere e non riuscire a discernere alcune cose. Ma, se vogliamo fare i saccenti e non riusciamo a gestire correttamente le nostre carenze, e per mantenere il nostro prestigio e la nostra immagine indossiamo delle maschere per camuffarci e ingannare gli altri e non lasciamo mai che vedano la nostra vera levatura, vivere così è doloroso”. Poi, la leader mi ha inviato due passi della parola di Dio. “In che modo si può essere una persona comune e normale? In che modo si può, come dice Dio, assumere il posto che si confà a un essere creato, come si può non cercare di essere superuomini o personalità di spicco? […] In primo luogo, non farti prendere dal titolo che possiedi. Non dire: ‘Io sono il leader, io sono il capogruppo, io sono il supervisore, nessuno conosce quest’attività meglio di me, nessuno ha più competenze di me’. Non farti prendere dal titolo che ti sei autoassegnato. Non appena lo farai, esso ti legherà mani e piedi e ciò che dirai e farai ne risentirà; anche il tuo normale modo di pensare e di giudicare ne risentirà. Devi liberarti dalle catene di tale prestigio; per prima cosa, ridimensiona questa posizione ufficiale che immagini di rivestire e mettiti al posto di una persona comune; se lo fai, il tuo atteggiamento si normalizzerà. Devi inoltre ammettere: ‘Non so come fare questo, e neanche capisco quello: dovrò condurre ricerche e studi’, oppure: ‘Non mi è mai capitato prima, quindi non so cosa fare’. Quando sarai in grado di dire ciò che pensi veramente e di parlare sinceramente, sarai in possesso di normale ragionevolezza. Gli altri conosceranno il vero te e avranno quindi una visione normale di te e tu non dovrai fingere né ti sentirai sotto una forte pressione, e sarai pertanto in grado di comunicare normalmente con le persone. Vivere in questo modo è liberatorio e facile; chi trova la vita faticosa ne è personalmente la causa. Non fingere e non simulare; apriti prima di tutto in merito a ciò che pensi in cuor tuo, ai tuoi veri pensieri, in modo che tutti ne siano consapevoli e li comprendano. In questo modo le tue preoccupazioni, le barriere e i sospetti tra te e gli altri verranno meno. C’è anche un’altra cosa che ti ostacola. Ti consideri sempre il capogruppo, un leader, un lavoratore o qualcuno in possesso di un titolo e di prestigio: se ammetti di non capire qualcosa o di non saper fare qualcosa, non stai forse denigrando te stesso? Quando metti da parte queste pastoie nel tuo cuore, quando smetti di pensare a te stesso come a un leader o a un lavoratore, quando smetti di ritenerti migliore degli altri e senti di essere una persona comune, uguale a tutti gli altri, che esistono ambiti in cui sei inferiore agli altri, quando condividi in merito alla verità e alle questioni lavorative con questo atteggiamento l’effetto è diverso, e anche l’atmosfera è diversa. Se in cuor tuo nutri sempre dei fraintendimenti, se ti senti costantemente sotto pressione e in difficoltà, e se desideri liberarti di queste cose ma non ne sei capace, allora potrai riuscirci pregando seriamente Dio, riflettendo su te stesso, notando i tuoi difetti, sforzandoti di giungere alla verità e mettendola in pratica. Qualunque cosa tu faccia, non parlare e non agire da una certa posizione o con un certo titolo; per prima cosa, metti da parte tutto questo e occupa il posto di una persona comune” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). “Se nel tuo cuore hai ben chiaro che tipo di persona sei, qual è la tua essenza, quali sono le tue carenze e le tue manifestazioni di corruzione, dovresti condividerlo apertamente con gli altri in modo che possano vedere qual è il tuo vero stato, quali sono i tuoi pensieri e le tue opinioni, e che sappiano quale conoscenza possiedi di queste cose. Qualunque cosa tu faccia, non fingere e non simulare, non nascondere agli altri la tua corruzione e le tue carenze affinché nessuno le conosca; questo tipo di comportamento falso significa che c’è un ostacolo nel tuo cuore, ed è anche un’indole corrotta, che può impedire alle persone di pentirsi e cambiare. Devi pregare Dio e sottoporre a riflessione e analisi ciò che è falso, come le lodi che ricevi dagli altri, la gloria di cui ti ricoprono e le corone che ti conferiscono: devi vedere il danno che queste cose ti arrecano; così facendo saprai quanto vali, acquisirai conoscenza di te stesso e smetterai di considerarti un superuomo o una personalità di spicco. Una volta acquisita questa consapevolezza di te stesso ti diventerà facile accettare la verità, accogliere nel tuo cuore le parole di Dio e ciò che Dio chiede all’uomo, accettare la salvezza del Creatore, rimanere costantemente una persona comune, una persona con i piedi piantati per terra, e stabilire un rapporto normale tra te, che sei un essere creato, e Dio, che è il Creatore. Questo è esattamente ciò che Dio chiede alle persone, ed è anche del tutto alla loro portata” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). Dopo aver letto la parola di Dio, ho iniziato a riflettere sul mio stato di quel periodo. Quando la leader mi ha detto che ero una predicatrice in virtù del mio ingresso nella vita, mi sono sentita orgogliosa e soddisfatta. Sentivo di essere stata scelta per un incarico così importante perché perseguivo la verità ed ero capace nel lavoro. Ma, quando ho iniziato realmente a svolgere quel dovere, mi sono resa conto che non capivo molto del lavoro della chiesa. Non afferravo alcuni dei princìpi condivisi dalla mia leader, mi sentivo sotto pressione, e quindi spesso ero debole e negativa. Ma non mi sono aperta sul mio vero stato e ho ingannato la mia leader, dicendo che non avevo problemi, perché temevo non mi ritenesse all’altezza e mi guardasse dall’alto in basso. Quando ho sentito i leader e i diaconi della chiesa lodarmi e persino considerarmi un esempio da seguire, sapevo che avrei dovuto parlare della mia corruzione e delle mie mancanze, e mostrare loro la mia vera levatura, in modo che smettessero di adorarmi e ammirarmi, ma temevo non avrebbero avuto un’alta considerazione di me dopo aver constatato la realtà dei fatti, così ho taciuto. Neanche quando i leader e i diaconi mi ponevano delle questioni che palesemente non sapevo come risolvere mi sono aperta e ho discusso con loro. Fingevo di capire ciò che non capivo e rispondevo con parole superficiali. Più e più volte mi sono camuffata e ho dato false impressioni di me, e tutto perché ero attaccata al titolo di “predicatrice”. Pensavo che, in quanto predicatrice, dovessi avere più comprensione e conoscenza degli altri, non dovessi avere carenze e non dovessi essere negativa o debole. Pensavo che solo così gli altri mi avrebbero ammirata e approvata. Per mantenere il mio prestigio e la mia immagine, ho indossato una maschera per nascondermi, e mi fingevo priva di difetti. Anche quando mi sentivo tormentata, negativa e debole, per mantenere il titolo di “predicatrice”, preferivo piangere in segreto e da sola piuttosto che aprire il mio cuore e chiedere aiuto. Quel titolo era troppo difficile e faticoso per me da portare. Quando la chiesa mi ha scelta come predicatrice, mi ha dato una possibilità di praticare e mi ha permesso di ricercare e capire più verità nel mio dovere. Ma io non ho seguito la retta via. Ho usato questa possibilità per inseguire fama e fortuna. Non andava forse contro la volontà di Dio? Dio non vuole che siamo dei superuomini o grandi persone, ma che occupiamo il nostro posto di esseri creati e siamo persone comuni, ordinarie, che perseguiamo la verità con i piedi per terra, affrontiamo sinceramente le nostre carenze, e che ci apriamo con i nostri fratelli e sorelle e chiediamo aiuto per i problemi che non capiamo. Questa è la ragione che dovremmo possedere.

In seguito, ho letto alcune testimonianze esperienziali scritte da fratelli e sorelle che facevano riferimento a passi della parola di Dio molto pertinenti al mio stato. Dio Onnipotente dice: “Indipendentemente dal contesto, qualunque dovere svolgano, gli anticristi cercano di dare l’impressione di non essere deboli, di essere sempre forti, sicuri, mai negativi. Non rivelano mai la loro statura reale o il loro vero atteggiamento verso Dio. Anzi, nel profondo del loro cuore, credono davvero che non esista nulla che non possano fare? Credono veramente di essere privi di debolezza, di negatività o di manifestazioni di corruzione? Assolutamente no. Sono bravi a fingere, a dissimulare. Amano mostrare alla gente il loro lato forte e onorevole; non vogliono che si veda quello debole e reale. Il loro scopo è palese: è, molto semplicemente, salvare la faccia, per proteggere il posto che hanno nei cuori degli altri. Sono convinti che se si aprissero con gli altri sulla propria negatività e debolezza, se rivelassero il proprio lato ribelle e corrotto, questo apporterebbe un grave danno al loro prestigio e alla loro reputazione, e quindi un problema maggiore di quanto valga la pena. Pertanto preferiscono tenere rigorosamente per sé la loro debolezza, la loro ribellione e la loro negatività. E se arrivasse un giorno in cui tutti vedessero il loro lato debole e ribelle, quando vedranno che sono corrotti e che non sono cambiati per niente, continuerebbero comunque a fingere. Pensano che se ammettessero di avere un’indole corrotta, di essere persone normali, ordinarie e insignificanti, allora perderebbero il loro posto nel cuore della gente, perderebbero la venerazione e l’adorazione di tutti, e quindi il loro fallimento sarebbe totale. E così, qualunque cosa accada, non si apriranno semplicemente con gli altri; qualunque cosa accada, non cederanno il loro potere e il loro prestigio a qualcun altro; al contrario, fanno di tutto per competere, e non si arrenderanno mai” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte decima)” in “Smascherare gli anticristi”). In un altro passo, Dio ha rivelato la natura e le conseguenze della ricerca di prestigio. La parola di Dio dice: “Tu cerchi sempre la grandezza, la nobiltà e il prestigio; cerchi sempre l’esaltazione. Che cosa pensa Dio quando vede queste cose? Le aborrisce e Si allontanerà da te. Più tu persegui cose come la grandezza, la nobiltà e il fatto di essere superiore agli altri, di distinguerti, di essere eminente e degno di nota, più Dio ti trova disgustoso. Se non rifletti su te stesso e non ti penti, allora Dio ti disprezzerà e ti abbandonerà. Assicurati di non essere qualcuno che Dio trova disgustoso; sii una persona che Dio ama. Quindi, come si può ottenere l’amore di Dio? Accogliendo la verità con obbedienza, rimanendo nella posizione di un essere creato, agendo in conformità alla parola di Dio con i piedi per terra, compiendo adeguatamente i propri doveri, cercando di essere una persona onesta e vivendo la sembianza di un vero essere umano. È sufficiente questo, Dio ne sarà soddisfatto. Le persone devono assicurarsi di non avere ambizioni e di non nutrire sogni inutili, di non cercare fama, guadagni e prestigio e di non distinguersi dalla massa. Inoltre, non devono tentare di essere grandi persone o superuomini, individui superiori agli altri e che si fanno adorare da loro. Questo è il desiderio dell’umanità corrotta, ed è il cammino di Satana; Dio non salva simili persone. Se le persone perseguono ininterrottamente la fama, i guadagni e il prestigio e rifiutano di pentirsi, allora non c’è cura per loro, e avranno un unico esito: essere scacciate” (“Il corretto adempimento del proprio dovere richiede un’armoniosa cooperazione” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ho riflettuto sulla parola di Dio e ho visto che gli anticristi sono ipocriti. Per conquistarsi un posto nel cuore degli altri, si imbellettano e si camuffano sempre, non dicono mai la verità, non mostrano mai agli altri le loro debolezze o il loro vero volto, e si fingono persone che comprendono la verità e che non hanno alcun difetto per ottenere le lodi e l’ammirazione degli altri, in modo che tutti li seguano e li venerino. La loro natura è estremamente arrogante e malvagia. Ho riflettuto sul mio comportamento e ho visto che era lo stesso di un anticristo. La chiesa mi ha scelta come predicatrice, ma non l’ho accolto come un incarico da parte di Dio né ho pensato a come essere concreta, compiere bene il mio dovere ed essere pura e sincera. Invece, fingevo sempre di sapere tutto. Volevo che gli altri mi ammirassero e mi ritenessero di buona levatura e capace di risolvere ogni problema, in modo che avessero un posto per me nel loro cuore, mi circondassero e mi adorassero. Ero arrogante e irragionevole. Non stavo forse contendendo la posizione a Dio? Tutto ciò che pensavo e facevo era in totale opposizione a Lui. Specie quando ho letto queste Sue parole: “Se le persone perseguono ininterrottamente la fama, i guadagni e il prestigio e rifiutano di pentirsi, allora non c’è cura per loro, e avranno un unico esito: essere scacciate”. Sapevo che era un avvertimento di Dio per me. Se avessi continuato a perseguire fama e prestigio, sarei stata sicuramente ripudiata da Dio, e alla fine sarei stata scacciata. Ho pregato Dio dicendo che volevo pentirmi, che non volevo perdere la mia possibilità di salvezza, e che intendevo diventare una persona pura e sincera.

Il giorno dopo, la leader superiore mi ha chiesto di preparare un documento per la riunione. Mi ha parlato di diverse cose da condividere durante la riunione e mi ha chiesto se avessi capito. In realtà, in quel momento non mi era tutto chiaro, ma temevo mi avrebbe ritenuta di scarsa levatura e incapace di occuparmi di un documento per la riunione, così ho mentito e ho detto che avevo capito. Ma, quando ho iniziato a occuparmene, non sapevo come organizzarlo. Ero molto nervosa, mi sudavano le mani, non sapevo cosa fare, così ho pregato Dio: “Dio Onnipotente, sono stata corrotta da Satana troppo profondamente. Sono ancora condizionata da reputazione e prestigio. Non so abbandonare la mia carne ed essere sincera. Ti prego, conducimi e guidami a trovare un cammino di pratica”.

Ho letto queste parole di Dio: “Alcune persone sono promosse e nutrite dalla Chiesa, e questa è una cosa positiva, una grande opportunità di formazione. Si può dire che sono state elevate e graziate da Dio. Come dovrebbero dunque svolgere il loro dovere? Il primo principio a cui dovrebbero attenersi è quello di comprendere la verità. Quando non capiscono la verità devono cercarla e se, dopo averla cercata, continuano a non capirla, possono trovare qualcuno che la comprende con cui fare comunione e cercare; questo renderà la soluzione del problema più rapida e tempestiva. Limitarti a concentrarti sul dedicare più tempo a leggere da solo le parole di Dio e a riflettere più a lungo su di esse al fine di acquisire la comprensione della verità e risolvere il problema è un processo troppo lento; come dice il proverbio: ‘L’acqua lontana non placa la sete urgente’. Se in merito alla verità desideri progredire rapidamente devi imparare a lavorare in armonia con gli altri, a porre più domande e a ricercare di più. Solo allora la tua vita crescerà rapidamente e sarai in grado di risolvere i problemi tempestivamente e senza alcun ritardo. Poiché sei stato appena promosso e sei ancora in prova, e non comprendi realmente la verità né possiedi la realtà della verità dal momento che manchi ancora di questa levatura, non pensare che la tua promozione significhi che possiedi la realtà della verità; non è così. È solo perché hai senso di responsabilità verso il lavoro e possiedi il calibro di un leader che sei stato scelto per essere promosso e coltivato. Dovresti possedere questa ragionevolezza. Se, dopo essere stato promosso e impiegato, occupi la posizione di leader o di lavoratore e credi di possedere la realtà della verità e di essere qualcuno che persegue la verità e se, indipendentemente dai problemi dei fratelli e delle sorelle, fingi di avere comprensione e di essere spirituale, allora questo è un modo stupido di essere, lo stesso dei farisei ipocriti. Devi parlare e agire con sincerità. Quando non capisci, puoi chiedere agli altri o porre domande e fare comunione con il Supremo: non c’è nulla di cui vergognarsi in tutto questo. Anche se non chiedi, il Supremo conoscerà comunque la tua vera levatura e saprà che non possiedi la realtà della verità. Cercare e condividere è ciò che dovresti fare; questo è il senno che dovrebbe possedere l’umanità normale e il principio a cui dovrebbero attenersi leader e lavoratori. Non è qualcosa per cui sentirsi in imbarazzo” (Come riconoscere i falsi capi). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito che la chiesa mi ha promossa a predicatrice per darmi la possibilità di praticare e perché potessi imparare a svolgere il lavoro. Questo non significava che fossi migliore o superiore agli altri, o che sapessi tutto. Ero nuova in quel dovere, e c’erano molti lavori che non sapevo fare e princìpi che non riuscivo ad afferrare. Era del tutto normale. Inoltre, il fatto che sapessi scrivere testimonianze esperienziali significava solo che avevo una certa esperienza e comprensione superficiale della parola di Dio, non che ne comprendessi la verità o ne possedessi le realtà. Credo in Dio da poco tempo, non ho ancora compreso la verità e la mia indole corrotta non è cambiata, quindi dovrei approcciare correttamente le mie mancanze e carenze, e ricercare e fare comunione con i miei fratelli e sorelle quando non capisco qualcosa. Non c’è nulla di cui vergognarsi in questo. Dovevo vergognarmi di fingere di capire quando non era vero, con la conseguenza che molti problemi non sono stati risolti in tempo e il lavoro della chiesa è stato rallentato, e ho ripetutamente perso l’opportunità di cercare la verità, vivendo nella negatività e nella debolezza. Ero così sciocca! Non potevo continuare così. Dovevo correggere le mie intenzioni, aprirmi, ricercare e condividere con i miei fratelli e sorelle, e compiere bene il mio dovere.

In seguito, ho chiesto alla leader come dovessi organizzare il documento per la riunione e lei, con pazienza, ha condiviso con me. Ho acquisito sicurezza e ultimato il documento in poco tempo. Anche la riunione è stata molto produttiva, e mi sentivo rilassata e a mio agio. Ora, nel mio dovere, incontro ancora molti problemi e difficoltà, ma so pregare e affidarmi a Dio, e spesso chiedo aiuto ai miei fratelli e sorelle. Inoltre, durante le riunioni, mi apro con loro e mostro la mia corruzione e i miei difetti. Così facendo, mi sento molto a mio agio e sicura. Sia lodato Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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